Masicka, "Forever Reign": un nuovo King a Portmore? La recensione
Ho conosciuto Masicka nel 2013, quando insieme al suo team One Motion Music ho prodotto "Di Baddest", uno dei suoi primi mixtape ufficiali. Una raccolta di brani, inediti, freestyle, dubplates. All'epoca era un giovanissimo deejay di Portmore che col suo motto “kurrent a kick tell’em surrenda quick” muoveva i primi passi in maniera decisa e convinta nell'industria della dancehall music. Dai beef con Aidonia e Jop, alle sperimentazioni con Equiknoxx e King Tubbys: un talento promettente, ma che nessuno poteva immaginare sarebbe diventato, in poco più di un decennio, uno degli aspiranti al titolo di prossimo “King of Dancehall”.

Da selecta, con un pizzico di orgoglio, posso affermare di aver visto lungo. Lo dico perché è il metro con cui ascolto Forever Reign, il suo terzo album in studio, uscito il 14 agosto per Def Jam. Non da critico neutro che scopre Masicka oggi, ma con lo sguardo di chi ha assistito al suo debutto - quando ancora doveva dimostrare tutto - e adesso ritrova un artista maturo, nel suo prime, mentre si interroga su come mantenere solida una carriera costruita negli anni.
Diciassette tracce, quattro featuring: un impianto che regge quasi per intero sul suo nome e sul suo talento. Il giorno dopo l'uscita, il 15 agosto, Masicka ha debuttato da headliner al Barclays Center di Brooklyn durante il Reggae Fest, arena sold out, a fianco di artisti come Swizz Beatz, Tarrus Riley, I-Octane, Vanessa Bling, Keznamdi ed Elephant Man. Un album e uno show a ventiquattr'ore di distanza, e il mercato ha risposto: numero 4 della Billboard Reggae Albums Chart, il miglior debutto del 2026 per un dancehall act giamaicano, numero 1 su iTunes USA.

Il salto da Davide a Salomone
La prima cosa che mi ha colpito è la reference biblica, che qui non è semplicemente un vezzo. L’album apre con "1 Psalm" e chiude con "Parables": Davide e suo figlio Salomone, il guerriero che conquista il regno e l'erede che deve capire cosa farne. Masicka non gioca a fare il re biblico, ma il parallelo convince, perché descrive esattamente lo scarto tra questo disco e Generation of Kings del 2023. Se il precedente era un album sul concetto di “divenire”, scritto da un artista che doveva ancora convincere il grande pubblico, “Forever Reign” è un album che consacra la consapevolezza del percorso svolto finora.
A 32 anni, dopo aver passato mezza vita a costruirsi un posto vicino alla vetta, Masicka non ha più bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare, e infatti anche i pezzi più leggeri come "Slip & Slide", prodotta da Stephen "Di Genius" McGregor sulla riddim Hill & Gully, o "Good" funzionano proprio per questo motivo.
La tracklist è arricchita inoltre dal sample di 50 Cent "In Da Club" sul pezzo "Shakazulu", da anthem come "Boasty" e instant hit come "Oak Tree".
Pochi ospiti, e nessuno lì per caso
Quattro featuring, ognuno con un compito preciso. Damian "Jr. Gong" Marley su "1 Psalm" porta il lignaggio reggae e il peso spirituale da brano d'apertura. Blaqbonez su "G Wagon" apre alla connessione afrobeats. Lila Iké chiude su "Parables" riportando la vibe dell'album verso la contemplazione. E poi c'è Kraff Gad su "Honor Roll", un brano che dice molto sulla solidità di oggi di Masicka: una song in cui entrambi gli artisti hanno il loro spazio, senza sovrapposizioni, o senso di superiorità.
Dietro le quinte il lavoro del producer Mario Dunwell, che firma dieci tracce su diciassette affiancato dal fonico storico di Masicka, Donald "Razzy" Chen. Il risultato è un disco compatto, che non prova a reinventare la dancehall e non ne ha bisogno: consolida quello che Masicka fa meglio da anni: scrittura, presenza vocale riconoscibile al primo verso, un liricismo che resta di strada senza mai scadere nella semplice ostentazione.

La corona resta un discorso aperto
Il 2026 rimane un anno cruciale per la carriera di Masicka. Negli ultimi mesi ha attraversato uno scontro lirico con Tommy Lee Sparta, letto da molti come una guerra per procura contro Vybz Kartel, incoronato "King of Dancehall" al Reggae Sumfest dello scorso anno.
Masicka ha smorzato parzialmente i toni, chiarendo di non avere un rapporto stretto con Kartel - “ non siamo amici", ha dichiarato in un'intervista a TVJ's All Angles, “Vybz Kartel è un artista rilevante, questa è solo competizione nella dancehall” - ma il beef ha comunque diviso le rispettive fanbase, tra chi si schiera con l'erede designato e chi resta fedele al Worl' Boss.
Ed è proprio qui che la vicenda si fa interessante: nonostante le fazioni social, tra i due artisti la rivalità sembra ancorata a un piano squisitamente artistico. Lo dimostra una recente intervista su Entertainment Report (TVJ) dove Kartel ha indicato Masicka come uno dei possibili eredi al titolo di King of Dancehall: un riconoscimento che, al netto delle schermaglie tra tifoserie, dice più di qualsiasi dissing sulla considerazione reciproca tra i due.

Conclusioni
Ho ascoltato Forever Reign pensando a quel ragazzo di Portmore che nel 2013 doveva ancora farsi un nome, e la distanza percorsa a partire dai quei giorni fino a giungere a un headline sold out al Barclays Center è quasi vertiginosa. Ma quello che convince davvero di questo disco non è la traiettoria in sé ma la consapevolezza di Masicka, del suo momentum e la determinazione a preservarlo e tramandarlo alle prossime generazioni.
Recensione a cura di Wildcat Sound (clicca QUI per scaricare "Di Baddest" mixtape).