Cos'è un soundclash: dalle yard alle arene, alla reggae cruise. L'origine delle battaglie musicali

Da Kingston alle arene globali, la storia della competizione tra sound system che ha rivoluzionato il concetto di challenge nella musica mondiale e che Red Bull ha trasformato in spettacolo pop.

E non solo: nei giorni scorsi anche la celebre "Welcome To Jamrock" Reggae Cruise ha annunciato un soundclash destinato a far rumore. 

King Jammys, Black Scorpio, Bodyguard, King Addies.

Nomi che evocano un epoca lontana e appassionante.

 

 

Cos'è un soundclash

Prima che esistessero le battle, i contest, prima ancora che qualcuno pensasse di mettere due DJ faccia a faccia su un palco con un arbitro e un timer, la guerra si chiamava soundclash. E veniva  letteralmente dalla strada.

Un soundclash è una competizione musicale tra sound system: crew rivali che si sfidano davanti a una folla chiamata a decretare il vincitore. Non con un televoto, non con una giuria tecnica. Con il volume della propria reazione: urla, applausi, colpi di mani, spari simulati in aria (il cosiddetto "gun salute"). Il giudice è il pubblico, e il verdetto è immediato, fisico, definitivo.

La posta in gioco non è (solo) un trofeo. La posta in gioco è la sopravvivenza del sound. Perché nel codice etico del soundclash, perdere non significa arrivare secondo: significa essere “umiliati”, smontati, cancellati davanti a chi ti ha sempre supportato. Il lessico lo dice senza ambiguità: "sound bwoy fi dead". Il sound system perdente muore, metaforicamente, con tutto il peso di una comunità che ti osserva.

 

 

Le origini: Kingston, anni ’50

La storia del soundclash affonda le radici a Kingston, Jamaica, nella seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento. La Jamaica post-coloniale è un paese in cui l'accesso alla radio è limitato, i dischi importati sono un lusso per pochi, e la musica si fruisce principalmente in strada o nelle dancehall - le discoteche del popolo - dove il sound system è l'unica infrastruttura necessaria.

I sound system sono impianti audio mobili di dimensioni enormi, trasportati su camion e piazzati agli angoli delle strade o nei cortili dei quartieri popolari. I loro proprietari - figure di potere culturale ed economico - si fronteggiano per conquistare il pubblico della “yard”. Tom the Great Sebastian, Duke Reid, Sir Coxsone Dodd. Nomi che non sono solo cronaca musicale: sono storia sociale dell’isola. Ogni sound system rappresenta un'identità collettiva, un riferimento territoriale, un punto di aggregazione comunitaria.

Il formato originale era brutalmente semplice: vince chi suona più forte, chi ha le casse più potenti, chi fa tremare l'asfalto con più intensità. Ma progressivamente la competizione si sposta dal wattaggio alla qualità della musica, e soprattutto all'esclusività dei dischi.

L'arma segreta: il dubplate

Se il soundclash è la guerra, le armi si chiamano dubplates. Il dubplate nasce come registrazione esclusiva, incisa su acetato e registrata appositamente per un singolo sound system, spesso con il nome del sound citato direttamente nell'audio dall'artista. Se oggi in un clash suoni un dubplate di un artista che dissa esplicitamente il nome del tuo sound avversario, stai entrando in guerra con una delle munizioni più letali.

Il dubplate è al contempo prova di potere economico (costano cifre significative), di relazione personale con l'artista, e di “strategia militare” nel clash.
Qualcosa da custodire gelosamente e tirare fuori al momento giusto.

 

 

Evoluzione: dagli anni '80 alla dancehall moderna

Con l'arrivo degli anni Ottanta e l'esplosione della dancehall music come genere distinto dal roots reggae, il soundclash si evolve. Non è più solo una gara di volumi e dischi rari: entrano in scena i deejay in senso jamaicano (gli mc, cioè chi “toasta" sopra i riddim). Figure come Yellowman, Tenor Saw, Burro Banton trasformano il clash in una performance totale.

Il concetto di soundclash ben presto viene esportato. Prima a Londra, dove le comunità caraibiche di Brixton e del Deptford mantengono viva la tradizione - come documentato già nel 1980 nel film cult Babylon di Franco Rosso. Poi a partire dagli anni 90 il format si adatta ai club: dalle yard alle location al chiuso, strutturato in round cronometrati, si istituzionalizza senza perdere l'intensità.

Emergono sound system che diventano leggende del clash mondiale: Killamanjaro, Bass Odyssey, Bodyguard, Saxon. I clash più importanti del mondo come il World Clash - il cui precursore nasce già nel 1993 in UK - diventano eventi attesi con lo stesso agonismo di un incontro di boxe.

New York: la seconda casa del soundclash

Se Kingston ne è la culla, New York ne è stata la seconda capitale. Dagli anni Ottanta in poi, la diaspora caraibica negli outer boroughs della città - Brooklyn, Queens, il Bronx - ha replicato e ampliato la cultura del sound system con un'intensità che non aveva equivalenti fuori dall'isola.

Probabilmente la location più evocativa si chiama Biltmore Ballroom, a Brooklyn: una sala che nella memoria collettiva della scena viene citata come il "burial ground" dei soundclash newyorkesi, il posto dove i sound si sfidavano e solo uno rimaneva in piedi. Accanto al Biltmore, la Starlight Ballroom e la Tilden Ballroom completavano il triangolo caldo di Brooklyn, dove selector come King Addies e Afrique costruivano la propria reputazione round dopo round. È in questi spazi che sound system della diaspora giamaicana, spesso fondati da immigrati di prima generazione, portavano in Usa lo stesso codice di guerra delle strade di Kingston.

King Addies merita un paragrafo a parte. Fondato a Crown Heights, Brooklyn, nel 1983 - su suggerimento diretto di Supercat, figura cardine della dancehall - da immigrati originari di East Kingston, il sound incarna perfettamente la traiettoria Jamaica-New York. Considerato dagli addetti ai lavori il clash sound più attivo del Nord America, King Addies ha accumulato negli anni un curriculum di vittorie e dato vita a rivalità epiche, come quella contro i jamaicani Bass Odyssey e Killamanjaro.

 

 

Nella seconda metà degli anni Novanta, il baricentro della dancehall music si sposta verso Queens. Il Club Amazura, a Jamaica Queens, diventa la sede dei live show più importanti, ma soprattutto dei clash che attirano pubblico da tutto l'East Coast. È qui che i promoter Irish and Chin lanciano nel 1998 il World Clash, il soundclash più importante del mondo. L'edizione del 1999 - ancora ad Amazura - passerà alla storia: il sound giapponese Mighty Crown batte Killamanjaro e Tony Matterhorn e diventa il primo sound non giamaicano a vincere il titolo mondiale, sancendo definitivamente l'apertura outernational della cultura soundclash.

 

 

Nel 2003 fu la prima volta all’Amazura anche di un sound system italiano: i romani One Love Hi Powa.

Amazura anche oggi torna periodicamente a ospitare clash di primo livello: nel 2024 King Addies e Bass Odyssey si sono ritrovati proprio lì, decenni dopo la loro prima sfida leggendaria al Biltmore nel 1994.

Il soundclash come motore di innovazione

C'è un elemento che spesso sfugge alla narrazione mainstream sul soundclash: il suo ruolo come acceleratore creativo della musica mondiale.

La competizione per l'esclusività e per la qualità del suono ha spinto i sound system a sviluppare tecniche che oggi sono patrimonio universale. Il dub - inteso come manipolazione degli elementi sonori per creare versioni strumentali e spaziali dei brani - nasce in parte dalla necessità di avere versioni uniche da far girare nei clash. Il sampling, la cultura del remix, la musica per sistemi audio iperpotenziati, la loudness war: tutto questo ha radici nella cultura dei sound system e del soundclash.

Non è esagerato affermare, come fa il Red Bull Music Academy Daily in un'analisi approfondita del 2016, che i sound system e i soundclash hanno posto le basi tecniche e culturali per il dub, per l'hip-hop in senso lato, per la rave culture britannica e per molte forme di musica elettronica da ballo. Quando Kool Herc - uno dei padri fondatori dell'hip-hop newyorkese - replicò il format del sound system nel Bronx nei primi anni '70, stava applicando un modello jamaicano a un contesto americano. La connessione non è un'ipotesi: è storia.

 

 

Red Bull Culture Clash: la guerra arriva anche dove non ti aspetti

Nel 2010 debutta a Londra il Red Bull Culture Clash, e da quel momento il concetto del soundclash entra definitivamente nel mainstream globale.

Il format è dichiaratamente ispirato alla tradizione jamaicana: quattro crew con generi musicali diversi si sfidano in un'arena con più stage, la folla decreta il vincitore con la propria reazione, ogni round include unreleased tracks, ospiti a sorpresa e, spesso, dubplate esclusivi. Il tutto amplificato dalla potenza organizzativa e mediatica di Red Bull.

La differenza rispetto all'originale? È una differenza sostanziale, non solo estetica. Il soundclash jamaicano nasce dalla necessità di emergere, dalla competizione di strada, dall'orgoglio di comunità. Il Red Bull Culture Clash è uno spettacolo confezionato, con sponsor, palchi professionali, streaming online e budget milionari. Lo stesso Red Bull lo riconosce esplicitamente: si tratta di un'ispirazione, non di una replica.

Ciononostante, il format funziona e ha il merito di introdurre la logica del soundclash a platee globali che altrimenti non l'avrebbero mai incontrata: dal grime londinese al rap italiano, dall'hip-hop americano alla bass music europea. In Italia l'evento è arrivato a Milano, confermando come la cultura del sound system abbia trovato una sponda anche nel circuito mainstream del nostro paese.

Il soundclash oggi: il lascito dei grandi tornei

Il punto di riferimento storico assoluto rimane il World Clash, il torneo fondato da Irish and Chin nel 1998 ad Amazura. Negli anni Duemila è diventato il “campionato” mondiale non ufficiale del soundclash, portando a sfidarsi in un'unica arena i migliori sound del pianeta. Il torneo ha girato tra New York, Toronto, Londra e Kingston, e la sua edizione finale - "World Clash The End", 2022 a Birmingham - ha sancito la chiusura di un'era omaggiando i sound che ne avevano fatto la storia.

In Europa, i due eventi che hanno scritto le pagine più significativa del clash continentale sono oggi entrambi inattivi, ma restano punti di riferimento imprescindibili.

Il Riddim Clash, nato in Germania, è stato per oltre un decennio il più importante soundclash europeo. Organizzato con un format a più sound provenienti da continenti diversi, ha visto partecipare nomi come David Rodigan, Sentinel, Black Scorpio, e sound da Antigua, Canada, Usa e Giappone. Nel 2010 l'italiano Heavy Hammer Sound lo vince battendo in finale il newyorkese Blunt Posse nel round dub fi dub, portando per la prima volta il trofeo in Italia.

Il War Inna East, fondato nel 2004 dall'olandese Herbalize It Sound ad Enschede e poi spostato a Berlino (Club Yaam), è stato considerato successivamente l’erede diretto del Riddim Clash. Anche questo evento non è più attivo, ma i suoi video continuano a circolare come “materiale di studio” tra i sound system di nuova generazione.

La logica del soundclash ha permeato anche contesti musicali apparentemente lontani: ogni volta che due crew, o due artisti, performano contrapposti con l'obiettivo di far impazzire il pubblico più dell'avversario, stanno replicando, consapevolmente o meno, qualcosa che nasce nei vicoli di Kingston 70 anni fa.

Il potere del sound

Il soundclash non è solo un format di intrattenimento. È una filosofia. L'idea che la musica possa essere - e debba essere - competizione, che il pubblico sia sovrano, che l'esclusività di un brano valga più di qualsiasi certificazione, che il rispetto si guadagni sul campo e non solo in studio: tutto questo è ancora oggi il cuore pulsante della cultura dancehall e reggae.

E da Kingston a Milano, da Tivoli Gardens ai sound system dell'Europa continentale, la domanda rimane sempre la stessa: chi ha il sound più forte?


Fonti: Red Bull Music Academy Daily, Clash Magazine, Mixdown Mag, Paper Magazine, Wikipedia (Sound clash, Killamanjaro, Sentinel Sound, World Clash), The Reggae Museum, Jamrock Museum, Kaboom Magazine, Jamaica Star, Wiki Common.