Vucciria, la Yard di Piazza Garraffello: una dancehall a Palermo

Dalle prime dancehall dei primi anni Duemila all'appuntamento fisso del 2007: Christian “Picciotto” di Gente Strana Posse racconta una storia in cui sound system, lotte urbane e partecipazione popolare si incontravano nella stessa piazza.

 

 

Palermo, primi anni Duemila.

L'odore delle stigghiola sulla brace. Le urla dei venditori del mercato del pesce. I palazzi feriti dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. E poi la musica, che a un certo punto comincia a occupare le piazze, le strade, gli spazi lasciati ai margini della città.
La Vucciria di quegli anni era una temporary autonomous zone nel cuore di Palermo: un luogo in cui le regole sembravano sospese e le relazioni sociali prendevano forme difficili da classificare. Un pezzo di città dove la bellezza conviveva con il degrado, la memoria popolare con le trasformazioni urbane, la musica con il conflitto.
Fu proprio in quegli anni che conobbi quel mondo attraverso Christian, per tutti “Picciotto”. Per chi arrivava da una realtà provinciale, Palermo non era soltanto una sede universitaria, ma una palestra di vita: un luogo capace di mandare in frantumi le certezze e le comfort zone dell'adolescenza, restituendo tutta la complessità di una delle città più controverse del Sud Italia.
Prima che Piazza Garraffello diventasse uno dei riferimenti della vita notturna palermitana, alla Vucciria si sperimentavano già forme di aggregazione che mettevano in relazione musica, territorio e politica. Le prime esperienze risalivano intorno al 2004, con iniziative estemporanee a Piazza Caracciolo e la presenza di alcuni degli originators della scena reggae e underground palermitana, tra cui Nuccio e King Joseph I, provenienti dall'esperienza del Montevergini Occupato, nata negli anni della Pantera.
Non era ancora la yard nella sua forma più riconoscibile. L'immaginario di quelle prime esperienze richiamava, per certi aspetti, quello del Passa Passa di Kingston, dove la strada diventava uno spazio di espressione collettiva e la musica si intrecciava con la danza, lo stile e l'identità dei sound system. Erano anche gli anni delle prime videocassette che documentavano le dancehall giamaicane, facendo circolare immagini, passi e rituali di una cultura ancora lontana dai circuiti digitali. Un immaginario che contribuiva ad alimentare la scena dancehall anche in Sicilia, trovando nella Vucciria un contesto urbano con cui entrare in risonanza
Per comprendere come si arrivò all'appuntamento fisso di Piazza Garraffello, però, bisognava scavare ben oltre il terreno della musica.

 

 

Dallo sgombero alla piazza.

Nel marzo 2006, il centro sociale S.p.a.r.o., occupato a Piazza Magione, venne sgomberato. Erano anni in cui il centro storico di Palermo era attraversato da trasformazioni profonde: la pressione immobiliare, lo svuotamento delle abitazioni e la progressiva perdita delle attività popolari diventavano temi centrali per chi viveva e lavorava in quei luoghi. Fu in questo contesto che prese forma C'era Una Volta Palermo, un'iniziativa che metteva in relazione realtà apparentemente lontane, dalla periferia dello Zen ai quartieri storici come la Vucciria e Ballarò. Christian, Picciotto, membro della Gente Strana Posse, era tra i protagonisti di quell'esperienza. A giugno dello stesso anno, la posse presentò il suo primo disco. Senza più uno spazio fisico da occupare, il lavoro proseguì nelle strade e nelle piazze. Le feste diventarono uno strumento per avvicinare persone, famiglie e quartieri, ma erano soltanto una parte di un percorso più ampio. Alla Vucciria, Christian e i suoi compagni cominciarono a lavorare quotidianamente, realizzando interviste e documentari con gli abitanti. L'obiettivo era raccogliere le loro testimonianze e documentare i cambiamenti del mercato e del rione, mentre il tessuto popolare si restringeva e le trasformazioni immobiliari modificavano il volto del quartiere. Christian ricorda che la Vucciria contava allora appena ottanta nuclei familiari residenti. Un numero che restituisce la portata del cambiamento rispetto alla memoria raccontata da chi la aveva vissuta nei decenni precedenti. La festa diventava così un punto d'incontro per persone che, altrimenti, difficilmente avrebbero condiviso gli stessi spazi. È una distinzione importante, che Cristian riassume in una frase: “una festa fatta non per il quartiere, ma con il quartiere”.

Due giradischi e una saracinesca chiusa.

Nel 2007 le dancehall popolari smisero di essere episodi e misero radici a Piazza Garraffello. Il lavoro portato avanti da Christian e Gente Strana Posse si intrecciò con quello di chi, negli anni precedenti, aveva contribuito a far circolare la cultura sound system in città. King Joseph I, Nuccio, tra gli altri, rappresentavano un collegamento con quella prima generazione. Per Cristian, il loro ruolo era stato fondamentale anche nella trasmissione di conoscenze e strumenti: "Loro sono stati pionieri e per noi sono stati anche i primi che ci hanno fornito dei vinili”. Il reggae era una radice importante, ma la piazza non veniva concepita come uno spazio riservato a un solo genere musicale. La partecipazione si allargò ai sound provenienti da tutta la Sicilia, e il venerdì e il sabato diventarono appuntamenti sempre più regolari, capaci di proseguire fino alle prime ore del mattino.
Per mettere in piedi le prime serate non servivano grandi strutture. Cristian racconta di aver acquistato l'attrezzatura con i ricavi del primo disco, stampato e venduto quando la distribuzione musicale passava ancora attraverso i CD.
“Quell'anno avevo stampato mille copie e le avevo vendute tutte in giro per l'Italia. Con i soldi comprai un giradischi, un mixer, dei microfoni, proprio il necessario per attaccarci a un palo della luce e mettere la console esattamente di fronte a una saracinesca chiusa”. Quella saracinesca aveva anche una storia legata alle vicende più dure del quartiere. Secondo quanto riferito a Christian dagli abitanti, lì, durante gli anni ’70 e ’80, veniva depositata l'eroina che arrivava dal porto. Montare un sound system, in quei luoghi, significava provare a riscrivere il destino di un quartiere. Riappropriarsi degli spazi, dal basso, strappandoli al degrado e al malaffare per restituirli alla comunità.
Un jolly roger a fare da vessillo: l'immagine di una nave pirata nel cuore della città, mentre la piazza si riempiva e la musica diventava un punto di aggregazione. Chi arrivava soltanto la sera, però, vedeva soprattutto il party. Spesso restava dietro le quinte il lavoro quotidiano che lo precedeva: i laboratori creativi, le relazioni con gli abitanti e la volontà di riportare al centro la dimensione popolare del quartiere.

 

 

Una piazza, un sound system, centinaia di storie.

La dimensione politica della yard in Vucciria non si esauriva nella scelta della musica o nell'occupazione informale dello spazio pubblico. Un ruolo importante era svolto anche dalle immagini e dalla memoria collettiva.
Christian ricorda una serie di fotografie legate al G8 di Genova, stampate e affisse in Piazza Garraffello con la partecipazione delle persone presenti. O una mostra con lavori di Zerocalcare, allora ancora lontano dalla notorietà nazionale raggiunta negli anni successivi. La piazza diventava così un luogo in cui musica, immagini e memoria collettiva convivevano. Le proiezioni delle interviste agli abitanti, organizzate prima dell'inizio delle serate, permettevano di includere le loro voci nella festa, unendo chi organizzava l'evento con chi viveva quotidianamente quello spazio. “Quella fu veramente una partecipazione forte che andava ben oltre la questione musicale”.
Con il passare del tempo, la Vucciria divenne uno dei cuori pulsanti della nightlife Palermitana. Ma dal racconto di Christian iniziarono ad emergere le prime contraddizioni. “Man mano che gli appuntamenti di piazza crescevano, la Vucciria iniziava ad essere identificata sempre più con la programmazione musicale, mentre il lavoro quotidiano e la dimensione politica diventavano meno visibili. La cosa, purtroppo, ha portato a staccarmi da quell’esperienza che comunque non si è conclusa con noi, è stata portata avanti da altre realtà che hanno contribuito a realizzare momenti molto partecipati. Purtroppo però, col tempo, è venuta a mancare tutta la dimensione conflittuale che aveva permesso di resistere ai tentativi di repressione. A lungo andare le istituzioni sono riuscite a staccare la spina a quell’esperienza unica e forse irripetibile”.
Quella di Picciotto è una riflessione personale, che non cancella il percorso successivo della Yard né il contributo delle altre realtà che hanno continuato a organizzare eventi. Piuttosto, pone una questione che attraversa tutta la sua testimonianza: cosa succede quando una pratica di resistenza culturale nata dal rapporto con un territorio viene identificata soprattutto con il suo momento più visibile, la festa?
Prima di diventare un appuntamento "hype" della notte palermitana, Piazza Garraffello è stata anche il luogo in cui provare a tenere insieme sound system, memoria popolare e partecipazione. Capire quella storia significa andare oltre ciò che veniva suonato attraverso gli altoparlanti di un impianto.

 

Interview by Wildcat per Dhit Magazine

Photo: Christian Gsp, Davide Lorrè, Dj Madkid