La lotta per l'autogoverno dei Caraibi nasce nel Sud Italia
L'ammutinamento del British West Indies Regiment e la Caribbean League, l'atto fondativo che la storiografia colonialista ha tenuto ai margini, riscoperto grazie a una mostra del Festival della Cultura Giamaicana "Jamit"
Taranto, dicembre 1918. La guerra è finita da poche settimane. Nel campo Cimino sono ammassati migliaia di soldati del British West Indies Regiment (BWIR), in attesa di essere rimpatriati verso Giamaica, Trinidad, Barbados, Guyana, Grenada, Bahamas. Sono uomini che hanno combattuto in Egitto, in Francia, nelle Fiandre. Alcuni si sono guadagnati medaglie al valore, elogi ufficiali persino da generali come Allenby. A Taranto, però, non trovano un congedo onorevole ad attenderli: trovano lavori forzati.
Caricano e scaricano navi, svolgono fatiche di manovalanza, costruiscono e puliscono le latrine destinate ai soldati bianchi. È un trattamento che nessun reggimento europeo avrebbe accettato da uomini che erano appena tornati dal fronte.
E il malcontento era pronto a esplodere.
La miccia venne accesa attraverso una rivendicazione salariale. L'esercito britannico aveva disposto un aumento per i reparti bianchi, escludendone esplicitamente i "reggimenti nativi" (native regiments). Il BWIR, formalmente, non rientrava in quella categoria. L'aumento, però, gli fu negato lo stesso.
È proprio questa incongruenza amministrativa, prima ancora della discriminazione esplicita, a essere denunciata in una petizione datata 2 agosto 1918, firmata dai soldati del 1° e 2° Battaglione (in gran parte di estrazione professionale) e sostenuta dall'Hon. J. C. Lynch, presidente del Comitato di Reclutamento. Alla petizione, rimasta senza risposta, non segue alcun provvedimento.

La rivolta
Il 6 dicembre 1918 gli uomini del 9° Battaglione si rifiutano di obbedire agli ordini. Lo stesso giorno, 180 sergenti firmano una nuova petizione indirizzata al Secretary of State, denunciando ancora la disparità salariale e di accesso ai gradi superiori tra soldati neri e soldati bianchi. Il 9 dicembre anche il 10° Battaglione si unisce al rifiuto di lavorare.
Nei quattro giorni successivi la tensione degenera: un tenente colonnello viene aggredito, un sottufficiale nero perde la vita, viene segnalato anche un episodio con ordigni esplosivi. Il comando britannico invia in rinforzo una compagnia di mitraglieri e un battaglione del Worcestershire Regiment per riportare l'ordine. Il 9° Battaglione viene sciolto e i suoi uomini smistati; tra i 50 e i 60 militari finiscono sotto processo, con pene che vanno dai tre ai vent'anni e un'esecuzione.
Solo il 21 febbraio 1919 Londra concede telegraficamente al BWIR gli stessi benefici già riconosciuti agli altri reparti dell'esercito britannico. Ma ormai il danno politico è fatto, e va in una direzione che il War Office non aveva previsto.
La Caribbean League
Il 17 dicembre 1918, appena tre giorni dopo la fine dei disordini, circa sessanta sergenti del BWIR si riuniscono al campo Cimino. Non esiste un atto di fondazione individuale, né un nome a cui la storiografia attribuisca la paternità della Caribbean League: la nascita dell'organizzazione è documentata come decisione collettiva di quell'assemblea, verbalizzata in un resoconto ufficiale oggi conservato al National Archives di Kew (CO318/350/2590, "Notes of meeting held at Cimino Camp, Italy, 17 December 1918"). Lo storico Richard Smith, che ha lavorato su quel documento, riporta la finalità dichiarata della Lega nei termini originali: "promuovere il benessere generale delle isole britanniche dei Caraibi e dei territori adiacenti".
Nella Lega convivono fin dall'inizio posizioni moderate, orientate alla riforma sociale in cooperazione con le autorità coloniali, e posizioni più radicali.
È a un incontro successivo, il 20 dicembre, che le fonti attribuiscono la rivendicazione più esplicita: sotto la presidenza del sergente Baxter, all'interno dell'assemblea viene dichiarato che l'uomo nero doveva ottenere la libertà e governarsi da sé nei Caraibi, e che se necessario si sarebbe dovuto ricorrere alla forza per raggiungere quell'obiettivo.
Per la prima volta, in modo esplicito e collettivo, prende forma un progetto di autogoverno caraibico nato dentro le fila delle stesse istituzioni imperiali che intendeva smantellare.
Lo storico W. F. Elkins, nel suo studio pionieristico del 1970 pubblicato su Science & Society ("A Source of Black Nationalism in the Caribbean: The Revolt of the British West Indies Regiment at Taranto, Italy"), è stato il primo ad attribuire alla rivolta di Taranto un ruolo di genesi nella storia del nazionalismo nero caraibico: una lettura oggi consolidata negli studi accademici, compresi i lavori più recenti condotti su questo episodio da Goldsmiths, University of London, nell'ambito degli studi sulla memoria multiculturale della Grande Guerra.
La Lega tenne complessivamente quattro riunioni. All'ordine del giorno non c'erano solo le rivendicazioni immediate dei soldati su paga e promozioni, ma questioni di portata più ampia come l'ipotesi di un vero e proprio movimento indipendentista per le Indie Occidentali britanniche. I piani discussi erano concreti: aprire una sede a Kingston, in Giamaica, e organizzare scioperi una volta rientrati in patria. Un salto dalla richiesta di equità salariale all'ipotesi di un'azione politica strutturata che segnala quanto la rivolta di Taranto avesse spostato la posta in gioco. La Lega non ebbe però il tempo di consolidarsi e venne sciolta attraverso la repressione del governo coloniale.
Dalla lotta politica alla musica
La rivolta di Taranto può essere considerata l'evento che precede e prepara il terreno alle lotte politiche di Marcus Garvey e l'UNIA, ai movimenti degli anni Venti e Trenta, fino alle rivendicazioni che decenni dopo confluiranno nel linguaggio del rastafarianesimo e nella coscienza che ha innervato una parte considerevole della cultura reggae e dancehall. Il campo Cimino di Taranto, oggi quasi del tutto assente dalla memoria pubblica italiana, è uno dei luoghi fisici dove quel sogno di indipendenza e autodeterminazione comincia.
A Taranto restano 147 sepolture di militari del British West Indies Regiment nel cimitero militare della città, tra le tracce più tangibili di una presenza caraibica nel Salento, e della cronaca di una lotta che la narrazione ufficiale della Grande Guerra ha spesso tenuto nell'ombra, riportata alla luce grazie a un festival culturale.
(Foto di copertina: source Wikimedia)
Fonti bibliografiche
Elkins, W. F., A Source of Black Nationalism in the Caribbean: The Revolt of the British West Indies Regiment at Taranto, Italy, «Science & Society», 34(1), 1970, pp. 99-103 (JSTOR 40401466)
Smith, Richard, Jamaican Volunteers in the First World War: Race, Masculinity and the Development of a National Consciousness, Manchester University Press, 2004
Joseph, Cedric L., The British West Indies Regiment, 1914-1918, Free Press, Georgetown, 2008
Johns, Steven, The British West Indies Regiment mutiny, 1918, libcom.org, 2014
Smith, Richard, Memories of British West Indian Service in the First World War, West India Committee (westindiacommittee.org) - cita direttamente National Archives, Kew, CO318/350/2590, "Notes of meeting held at Cimino Camp [Taranto], Italy, 17 December 1918"
Voce "British West Indies Regiment", Wikipedia (bibliografia e note verificate con fonti primarie: The National Archives UK, The Long, Long Trail, Memorial Gates Trust)
Goldsmiths Research Online, The British West Indies Regiment mutiny at Taranto and multicultural memories of the First World War (atto di convegno)
Imperial War Museum, Lives of the First World War, pagina comunitaria "MUTINY! British West Indies Regiment, Taranto, Italy" (livesofthefirstworldwar.iwm.org.uk/community/5215) - fonte primaria per la cronologia delle petizioni e la questione della classificazione "native regiment"
West India Committee, The Caribbean's Role in the Great War Explored
Documentario No Parades (Sweet Patootee, 2018) - testimonianze orali sull'ammutinamento
Voce "Afro-Caribbean leftism", Wikipedia - fonte per il numero di riunioni della Caribbean League, i piani per una sede a Kingston e l'organizzazione di scioperi