Intervista a Bobby Konders: "La dancehall torni a far ballare il mondo"
Nel panorama della dancehall internazionale, pochi nomi hanno avuto un impatto paragonabile a Bobby Konders. DJ, producer, broadcaster e fondatore del leggendario Massive B Sound System, dagli anni Novanta contribuisce alla diffusione della musica giamaicana ben oltre i confini dell'isola, collaborando con alcuni dei più importanti artisti del genere e osservandone da vicino l'evoluzione.
In questa intervista esclusiva per DHIT – Dancehall Italia Magazine, Konders riflette sui cambiamenti della dancehall, sul rapporto con il mainstream, sul peso crescente dei social media nella scoperta di nuovi artisti e sulle sfide che il genere dovrà affrontare per tornare a imporsi su scala globale.

DHIT: Come è cambiata la dancehall da quando hai iniziato la tua carriera?
Bobby Konders: Quando ho iniziato, per strada si ascoltava soprattutto reggae, il rub-a-dub reggae era la colonna sonora di quei tempi. Poi è arrivata la dancehall e, da lì, tutto ha iniziato a evolversi.
Massive B è nato intorno al 1991-1992, ma io ho iniziato ad ascoltare questa musica già molto prima. Oggi, oltre trent'anni dopo, se vai in giro per Brooklyn o in Giamaica senti molto meno reggae rispetto al passato. Oggi si ascolta per lo più quello che rappresenta il suono del momento: dancehall, trap dancehall e tutte le nuove evoluzioni del genere.
La musica cambia continuamente, è nella sua natura evolversi. È una forza guidata dai giovani, e saranno sempre le nuove generazioni a decidere dove porteranno la musica. Sono loro che riempiono i party, sono loro a determinarne la direzione.
DHIT: Cosa manca oggi alla dancehall per tornare a essere un fenomeno globale?
Bobby Konders: Credo che la dancehall abbia ancora brani capaci di raggiungere un pubblico globale. Allo stesso tempo, però, oggi la musica è molto più contaminata rispetto al passato. I giovani ascoltano tantissimi generi diversi, non si identificano più con un solo stile musicale.
Se penso a cosa potrebbe riportare la dancehall ai livelli dei suoi anni d'oro, direi soprattutto i riddim che fanno ballare. È questo che ha sempre funzionato.
Ci sono ancora canzoni costruite in questo modo. Penso a Fever di Vybz Kartel, oppure a Good Good, che abbiamo pubblicato noi, e ad altri riddim su cui le persone possono ballare.
Perché spesso chi vive fuori dalla Giamaica non comprende necessariamente le liriche, ma può comunque lasciarsi coinvolgere dal ritmo. Se il riddim funziona, la gente balla.
Credo anche che l'enorme crescita del reggaeton all'interno della comunità latina abbia inevitabilmente sottratto spazio alla musica giamaicana negli ultimi vent'anni. Oggi il pubblico latino ha i propri artisti di riferimento, e questo ha cambiato gli equilibri.
DHIT: Quanto è importante per l'industria della dancehall sviluppare nuovi artisti capaci di entrare nelle classifiche come accadeva in passato?
Bobby Konders: Oggi il concetto di successo è cambiato. Molti nuovi artisti magari non entrano nelle classifiche tradizionali, ma stanno costruendo la propria carriera attraverso Instagram e TikTok.
Le nuove star nascono sui social media.
Come succede sempre, una persona della mia generazione potrebbe non considerarli delle superstar, mentre per un ragazzo di quindici anni sono già degli idoli.
Prendiamo Skippa: oggi in Giamaica è un artista molto forte. Magari la vecchia generazione non lo ascolta, ma per molti giovani è uno dei loro artisti preferiti.
DHIT: Quali artisti dancehall vedi con il potenziale per affermarsi nel mercato globale nei prossimi anni?
Bobby Konders: Dipende da cosa intendiamo per "mercato globale" e di quale livello stiamo parlando.
Ci sono artisti come Vybz Kartel, Mr. Vegas e Beenie Man che ancora oggi sono delle star e continuano ad avere una grande rilevanza a livello internazionale.
Tra gli artisti più giovani penso che Shenseea stia facendo un lavoro straordinario. Sta andando molto bene. Direi anche Teejay ha un grande potenziale.
Se invece parliamo di reggae, credo che Romain Virgo rappresenti oggi una delle migliori espressioni del genere, insieme a Chronixx.
DHIT: La dancehall continua a influenzare profondamente il mainstream, ma spesso non riceve il giusto riconoscimento. Perché?
Bobby Konders: Molto spesso la musica pop prende elementi dalla dancehall, ma non è un artista dancehall a riceverne il merito.
Può essere un artista pop o hip hop che utilizza un frammento del linguaggio della dancehall, mentre gli artisti giamaicani non ricevono lo stesso riconoscimento.
Inoltre, nella musica mainstream sono spesso le grandi etichette discografiche a decidere cosa diventerà popolare. Sono loro ad avere il budget e tutta la macchina promozionale necessaria per imporre determinati artisti.
Si ringrazia Bobby Konders per la disponibilità e il tempo dedicato a questa intervista
(Foto di copertina: source Facebook)