Aza Lineage, l'intervista: King Jammy, Rebel Daawta e il futuro della dancehall

Aza Lineage racconta Rebel Daawta, il lavoro con King Jammy, la cultura sound system, le sue influenze e il futuro della dancehall.

 

 

La "figlia ribelle" della reggae music

Aza Lineage è tra le artiste contemporanee che stanno costruendo un ponte tra l’immaginario tradizionale della musica e della cultura giamaicana e il linguaggio del presente. Cresciuta tra sound system, reggae culture e MTV negli anni ’90, oggi porta avanti questo percorso anche attraverso il sodalizio artistico con il leggendario producer King Jammy, con cui ha costruito il suo album Rebel Daawta, a partire da riddim provenienti dal suo storico archivio. Una nuova voce che guarda alla propria eredità culturale senza rinunciare alle influenze che hanno formato il suo linguaggio artistico.

DHIT: “Sound System”, il brano con cui hai fatto il tuo esordio durante l’audizione per King Jammy nel 2019, è dedicato ai pionieri della cultura dei sound system, un mondo che hai conosciuto direttamente anche attraverso Serious Gold. Per alcuni artisti di oggi, invece, la sound system culture è diventata più un simbolo da mostrare nei videoclip che una realtà realmente vissuta. Cosa è cambiato e come ti collochi rispetto a questo divario?

Aza Lineage: Sì, da giovane ho conosciuto alcuni aspetti di quella cultura. I miei cugini avevano costruito e gestivano un sound system nel cortile di casa, e ogni volta che organizzavano una session all’aperto potevamo sentire vibrare le pareti. Crescendo a Kingston negli anni ’90 era praticamente impossibile sfuggire all’impatto e all’influenza della cultura dei sound system. Era ovunque: tra la gente, nel modo di esprimersi, nella moda, nel ballo. Una cultura che si è tramandata di generazione in generazione. Anche se le generazioni più giovani potrebbero non aver vissuto le stesse esperienze di chi ha dato origine a questa cultura, la sua influenza è ancora presente. Per questo penso che, anche quando viene rappresentata attraverso i videoclip, in qualche modo si sta contribuendo a portare avanti e sostenere la cultura dei sound system. Quello che aggiungerei, però, è che noi creativi di questa generazione abbiamo la responsabilità di imparare e conoscere le radici e le origini di questa musica.

DHIT: Rebel Daawta è un album costruito su riddim provenienti dallo storico archivio di King Jammy. Lavorare su una strumentale che porta già con sé una propria storia e una propria identità rappresenta una responsabilità maggiore per un’artista della nuova generazione, oppure può essere una scorciatoia per ottenere degli “easy forward” dal pubblico?

Aza Lineage: Non è mai una scorciatoia. Da sempre i musicisti attingono a ciò che è stato creato prima di loro, e questo genere non fa eccezione. Anche se questi riddim sono stati creati in un periodo in cui io non ero nemmeno nata, la storia e l’eredità che portano hanno ancora oggi un peso rilevante. Credo quindi che abbiamo la responsabilità di portare avanti il lavoro dei pionieri, ma anche di esprimerlo in un modo che parli alla nostra generazione. Allo stesso tempo voglio dire un grande big up a tutti i pionieri del genere. Avete fatto un lavoro enorme e, naturalmente, noi continuiamo a portarlo avanti e a contribuire a questa eredità.

DHIT: Crescendo negli anni ’90, quali altre influenze musicali hanno contribuito a formare il tuo linguaggio artistico?

Aza Lineage: Gli anni ’90 sono stati un periodo interessante perché la televisione via cavo iniziava a diffondersi sempre di più in Giamaica. Sono stata fortemente influenzata dalla cultura hip-hop attraverso BET, MTV e VH1. Le mie zie erano davvero appassionate di R&B, quindi ero circondata anche da molta di quella musica. Anche se il reggae e la cultura dei sound system rappresentavano una componente molto importante del mio ambiente, allo stesso tempo assorbivo hip-hop, R&B e la cultura popolare americana. Tutte queste influenze sono diventate parte del linguaggio musicale che ho sviluppato e credo di averne espresso alcuni aspetti nell’album. Per esempio in “One Draw”, dove rappo nella prima strofa, e anche in “Love You Too Much”. Quella canzone è stata fortemente influenzata, nello stile e nel modo di interpretarla, da Lisa “Left Eye” Lopes delle TLC. Non è un punto di vista unidirezionale. Mi chiedo sempre: come posso mettere insieme tutto ciò da cui sono stata influenzata? Come posso esprimerlo? Come posso farlo mio e, allo stesso tempo, aggiungerlo all’eredità che esisteva prima di me?

 

 

DHIT: In alcune interviste hai detto che le donne rimangono proporzionalmente poche nel mondo del reggae e della dancehall. È una questione di gatekeeping, oppure pensi che le donne siano semplicemente meno attratte da questo tipo di carriera artistica? E perché?

Aza Lineage: Non direi che le donne siano meno attratte da questo tipo di carriera artistica. Come si dice, l’ambiente dei sound system, il reggae e la dancehall sono stati tradizionalmente un mondo maschile, ma le donne ci sono sempre state.
E ogni volta che siamo entrate in questo spazio abbiamo portato qualcosa di significativo, qualcosa che è rimasto memorabile fino a oggi. Quindi, anche se il rapporto tra uomini e donne potrebbe essere ancora sbilanciato, penso che la cosa importante sia continuare a creare spazio, continuare a partecipare e continuare il nostro percorso.
Le donne hanno sempre avuto un posto in questa cultura e stiamo ancora contribuendo a ciò che sarà il suo prossimo capitolo.

DHIT: King Jammy è stato protagonista di una vera svolta tecnologica nel reggae, con l’arrivo del digitale a metà degli anni ’80. Tu stai vivendo il momento centrale della tua carriera in un’epoca definita dallo streaming e dagli algoritmi, un altro cambiamento di portata epocale. Vi siete mai confrontati su questi temi?

Aza Lineage: Sì, abbiamo avuto modo di parlarne spesso. Tra i nostri incontri e le session in studio, la conversazione ha toccato diverse volte questo argomento. Tra di noi abbiamo anche una piccola battuta:  “Foundation meets the student”. King Jammy rappresenta la foundation, la base, ma anche l’innovazione che ha trasformato il reggae attraverso la tecnologia digitale. Io invece faccio parte di una generazione che sta attraversando un’altra grande trasformazione, quella dello streaming, delle piattaforme social e degli algoritmi. La cosa interessante è che, nonostante le differenze tecnologiche, il principio rimane uguale. Si tratta di capire quali sono gli strumenti del momento, sapere come utilizzarli in maniera creativa e fare in modo che la musica riesca a connettersi con le persone. Il lavoro di Jammy dimostra come la tecnologia possa cambiare e rimodellare un’intera cultura, e noi oggi stiamo vivendo qualcosa di paragonabile, anche se forse a una velocità e su una scala differenti. Quando parliamo di cambiamenti,  sono presenti sia opportunità che difficoltà. Le piattaforme possono essere cambiate, sì. Ma la necessità di essere originali, avere visione e una forte connessione con le persone, con il pubblico, rimane la stessa. È questo il punto attorno a cui ruota  “foundation meets the student”: imparare da ciò che è venuto prima e allo stesso tempo trovare nuovi modi per portarlo avanti.

DHIT: Negli ultimi anni il mercato internazionale sembra premiare molto di più un filone di dancehall contaminata con trap e afrobeats rispetto al roots reggae o al rub-a-dub che fai tu. Il tuo album è invece costruito su riddim storici e su un’impostazione quasi classica. È una scelta deliberata di andare in direzione contraria al trend commerciale del momento?

Aza Lineage: Non lo definirei andare controcorrente. Direi piuttosto che sto continuando il lavoro dei pionieri, portando avanti un’eredità che abbraccia il reggae, la dancehall, la cultura jamaicana. Quello che le persone devono capire è che un producer come King Jammy non è rimasto fermo agli anni ’80, quando la musica ha attraversato una trasformazione importante. La musica giamaicana è cambiata diverse volte nel corso degli anni. Quindi, anche se i riddim provengono dal suo archivio storico, Jammy coinvolge musicisti di nuova generazione perché possano aggiungere la propria interpretazione. Lo fa per valorizzare ciò che esiste e dargli nuova vita. La musica ha sempre trovato il modo di arrivare al cuore delle persone in tutto il mondo. E naturalmente ogni artista vuole che il proprio lavoro venga ascoltato. Se quando si parla di “diventare commerciali” si intende questo, allora sì, voglio che la musica raggiunga le persone. Ma non credo di dover abbandonare le radici per riuscirci.

DHIT: Se oggi, invertendo i ruoli, al posto di King Jammy fossi tu a produrre, su quali nomi scommetteresti? 

Aza Lineage: Chi produrrei e perché? La Giamaica è piena di talenti, di persone in grado di esprimersi musicalmente e coinvolgere pubblico, accendere il fuoco. Ma per quello che sto vedendo e ascoltando oggi, secondo me Rytikal e J’Calm sono davvero forti. Secondo me loro sono due artisti che hanno background, che sanno attingere dal passato e parlare il linguaggio di oggi. Anche Sevana mi piace molto. Quindi la domanda è abbastanza difficile perché, come ho detto, la Giamaica è piena di ottimi artisti. Potresti non riuscire a vederli tutti contemporaneamente, nel loro insieme, però ci sono e sono parecchi.

 

Si ringrazia l'artista per l'intervista e il tempo concesso

Interview by WIldcat

Pictures and interview courtesy of: Dane Bogle (VP Records)