Visti USA e dancehall: Popcaan sbarca a Miami, la lunga storia dei divieti agli artisti giamaicani
Gli Stati Uniti sono il primo mercato musicale del mondo e per anni hanno tenuto fuori dal paese alcuni dei nomi più importanti della dancehall. Senza mai spiegare il perché.

Popcaan è negli Stati Uniti. Dopo anni di attesa, il deejay di St. Thomas avrebbe ottenuto il visto d'ingresso ed è arrivato in Florida. La notizia ha iniziato a circolare attraverso stories e video condivisi sui social dell'artista, per poi essere ripresa da diverse testate caraibiche. Al momento, però, non ci sono comunicazioni ufficiali e non sono state annunciate date di concerti. Le prime immagini mostrano l'entusiasmo attorno al primo arrivo di Unruly Boss negli Stati Uniti. Reazioni comprensibili, considerando una vicenda che si trascina da anni. Ma non esiste un singolo episodio che spieghi l'esclusione di Popcaan dal mercato americano. Anche perché il suo visto non è mai stato revocato: non lo aveva mai ottenuto. E le autorità statunitensi non sono tenute a rendere pubbliche le motivazioni dei singoli casi. Nel 2016 Billboard inseriva Popcaan tra gli artisti giamaicani senza visto per gli Stati Uniti, segnalando che la sua pratica si era arenata per precedenti minori legati alla marijuana. Il primo episodio pubblico documentato risale all'agosto 2017. Popcaan era in cartellone al Red Bull Culture Clash di Atlanta, alla guida della crew Unruly. Pochi giorni prima dell'evento, la stampa giamaicana aveva riportato che l'artista aveva ottenuto un visto a ingresso singolo per l'occasione (The Star, 19 agosto 2017). Le cose andarono diversamente. Poche ore prima dell'evento, Red Bull annunciò che Popcaan non avrebbe potuto esibirsi a causa di "complicazioni con i documenti di viaggio" (The FADER, 25 agosto 2017). Il suo staff precisò che i documenti non erano stati elaborati in tempo. Il Team Unruly vinse comunque il clash. Nel 2019 il caso tornò alla ribalta. Il Jamaica Observer pubblicò un articolo dal titolo "Popcaan granted his US visa?", con tanto di punto interrogativo. Anche quella volta, però, non arrivò alcuna conferma. Nel gennaio 2023, dopo l'uscita di Great Is He, Popcaan si rivolse pubblicamente a Twitter per chiedere perché potesse viaggiare ovunque tranne che negli Stati Uniti. Da lì prese forma la campagna di raccolta firme First Time in America.

Aprile 2010: la grande ondata di divieti
Il 2010 segnò un momento critico per la comunità degli artisti dancehall. Secondo quanto riportato da Billboard, la divisione Fraud Prevention dell'ambasciata statunitense a Kingston aveva avviato le procedure per revocare i visti di Beenie Man, Bounty Killer, Mavado, Aidonia e del selector Ricky Trooper. L'ambasciata aveva inoltre inviato una direttiva alle compagnie aeree: gli artisti presenti nella lista non dovevano essere imbarcati sui voli diretti negli Stati Uniti (The Gleaner, 2020). Il motivo non fu mai chiarito pubblicamente. In risposta all'articolo di Billboard, l'ambasciata richiamò la sezione 222(f) dell'Immigration and Nationality Act, che tutela la riservatezza dei fascicoli relativi ai visti e impedisce di discutere i singoli casi. Lo stesso Dipartimento di Stato ribadì questo principio in un comunicato ufficiale del 2012. Nel suo servizio, Billboard citava anche il caso di Christopher «Dudus» Coke, per il quale Washington aveva richiesto l'estradizione. Non è mai stato però chiarito un collegamento diretto tra quel caso e le revoche dei visti degli artisti coinvolti. Nel 2016, durante un forum del Gleaner, il funzionario dell'ambasciata Joshua Polacheck dichiarò che nessun artista era stato respinto per ragioni artistiche, comprese le controversie legate ai testi omofobi. La posizione ufficiale, dunque, escludeva la censura come motivazione. Le ragioni dei singoli provvedimenti, tuttavia, sono rimaste in gran parte sconosciute. Tra i casi più travagliati c'è quello di Beenie Man. Il suo visto gli fu restituito nel 2011 e l'artista si esibì ai BET Awards nel 2013. Nel 2015 gli venne nuovamente revocato, prima di essere restituito nel dicembre 2024.
Buju Banton: il caso giudiziario, il rimpatrio, il ritorno
La vicenda di Buju Banton è diversa. L'artista fu arrestato in Florida nel dicembre 2009 e condannato a Tampa il 22 febbraio 2011 per associazione finalizzata al traffico di cocaina e altri reati. La pena fu di dieci anni di reclusione. La condanna arrivò al secondo processo, dopo che il primo si era concluso senza un verdetto (The Gleaner, 2018). Banton uscì dal carcere di McRae, in Georgia, il 7 dicembre 2018 e fu rimpatriato in Giamaica. Anche in questo caso, l'ambasciata non fornì indicazioni sulle possibilità di un suo ritorno negli Stati Uniti, avvenuto poi nel 2024
2024-2025 i visti iniziano a tornare
Tra il 2024 e il 2025 qualcosa sembra essersi mosso. Alcuni casi emblematici:
- Beenie Man: visto restituito a fine 2024.
- Vybz Kartel: visto riottenuto a fine gennaio 2025, in tempo per la cerimonia dei Grammy Awards, dove era candidato come miglior album reggae per l'EP Party With Me. Il suo visto era stato revocato anni prima, ben prima della condanna per omicidio in Giamaica, poi annullata dal Privy Council: le fonti parlano dei primi anni Duemila, o più precisamente del 2005 (Caribbean National Weekly)
- Bounty Killer: a marzo 2025, dopo 15 anni, è tornato negli Stati Uniti. Ha ringraziato l'avvocata Bridgette Bennett, nota nell'ambiente come "Reggae Visa Lawyer", e il suo manager. Mavado e Aidonia avevano già riavuto il visto in precedenza.
Dopo anni di revoche senza spiegazioni, alcuni visti sono stati restituiti altrettanto improvvisamente. L'ingresso di Popcaan negli Stati Uniti si inserirebbe in questa sequenza di apparenti "aperture". Restano invece incerti i casi di Squash, condannato a due anni e tre mesi di carcere federale nel novembre 2025, e di Chronic Law, detenuto in attesa di processo. La questione dei visti per gli artisti caraibici rimane complessa. A settembre 2026, il St. Lucia Times ha riportato le preoccupazioni del primo ministro Philip J. Pierre riguardo a una presunta stretta sull'utilizzo dei visti B1/B2, impiegati anche per attività professionali come le esibizioni negli Stati Uniti. La testata Times Caribbean ha precisato, tuttavia, che non risultava alcun annuncio ufficiale americano relativo a una nuova politica specificamente rivolta agli artisti caraibici. Il quadro resta quindi da monitorare. Quello che emerge dai casi documentati è un sistema discrezionale e coperto da vincoli di riservatezza che, dagli anni Duemila al 2025, ha escluso e poi riammesso alcuni degli stessi artisti senza fornire spiegazioni esaustive. Per chi costruisce una parte importante della propria carriera attraverso i concerti, l'impossibilità di entrare negli Stati Uniti può avere conseguenze significative, sia economiche sia professionali. Per ora, l'unica certezza è che Popcaan ha festeggiato il suo arrivo a Miami. Resta da capire se si tratti di una visita privata o dell'inizio di nuove opportunità lavorative nel mercato americano.
Photo: Popcaan via IG
Sources: The FADER, 25/8/2017; Complex, agosto 2017 ; The Star (Jamaica), 19/8/2017; Jamaica Observer, 25/8/2019; Billboard, 2016;NY Caribbean News, gennaio 2023; Urban Islandz, 28/1/2023; Caribbean eMagazine, ottobre 2026; Breaking Belize News, 12/10/2026; Billboard, 2010; U.S. Department of State, 26/7/2012; The Gleaner, 25/5/2020; The Star (Jamaica), 28/10/2016; GRAMMY.com, 2025; The Gleaner, 7/12/2018; Jamaica Observer, 2/5/2024; CBC/CMC, 28/5/2024; Okayplayer, 2025; Caribbean National Weekly, 29/1/2025; Jamaica Observer, 28/2/2025; The Star (Jamaica), 19/3/2025; Jamaica Observer, 22/5/2023; The Gleaner, 11/3/2025; Caribbean National Weekly, 24/11/2025; The Gleaner, dicembre 2025; Jamaica Observer, 6/7/2026; CBS News Atlanta, luglio 2026; WALB, 14/7/2026; Caribbean National Weekly, settembre 2026; St. Lucia Times, 5/9/2026; Times Caribbean, agosto 2026 (data esatta da verificare)