Kabaka Pyramid: "Il Reggae non è musica da social media" - Intervista"
In un’epoca in cui una canzone può esplodere in pochi secondi e sparire altrettanto velocemente, Kabaka Pyramid continua a mettere al centro ciò che viene prima della viralità: la musica. Dai testi alla costruzione di una carriera duratura, dal ruolo dei selector e dei sound system fino al rapporto tra artisti, promoter grassroots e grandi multinazionali del live, il cantante giamaicano riflette sulle trasformazioni di un sistema in cui la popolarità corre sempre più veloce, mentre costruire qualcosa che duri richiede ancora tempo, identità e connessione con il pubblico. Nella nuova intervista a DHIT, Kabaka Pyramid parla anche di libertà artistica, delle sue idee sulla Rebel Music nel 2026 e della sua visione sul futuro della musica giamaicana

DHIT: The Lyrics Tape mette i testi al centro dell’attenzione in un momento in cui gli algoritmi premiano sempre più contenuti brevi e immediatamente fruibili. Cosa c’è dietro questa scelta?
Kabaka Pyramid: Penso che dei testi incisivi possano diventare virali tanto quanto qualsiasi altra cosa, al giorno d’oggi. Quindi dipende da ciò che stai dicendo, da cosa esprimi e da come lo trasmetti. E successivamente dall’essere creativi con i contenuti che costruisci attorno alla musica.
DHIT: Non è solo la musica a muoversi più velocemente oggi, ma spesso anche le carriere: una canzone virale, l’hype, grandi show e progetti e poi tutto viene dimenticato. Dal tuo debutto nel 2011, passando per il Grammy fino a oggi, cosa hai imparato su come costruire una carriera duratura?
Kabaka Pyramid: È importante valorizzare ciò che ti rende unico, distinguerti dalla massa, avere una propria definizione e una propria identità. È questo che trasforma le persone in veri fan. Poi devi essere presente per i fan e creare esperienze che possano ricordare e apprezzare. Fare tournée con continuità aiuta a farlo.
DHIT: Stand Firm”, oltre alla citazione di Peter Tosh, fa riferimento alla tua esperienza del 2024, quando diversi show europei furono cancellati. Qual è il prezzo che un artista deve pagare per esprimere ciò che pensa in un’industria che, formalmente, si presenta come libera?
Kabaka Pyramid: Qualunque cosa accada, devi essere fedele a te stesso e ai tuoi principi, ma devi anche essere saggio e pensare a come le tue azioni possano influenzare le persone intorno a te, non soltanto te stesso. Nel corso degli anni diversi artisti sono stati uccisi per essersi schierati contro il sistema, schierarsi non è mai stato qualcosa di privo di conseguenze. Devi essere onesto e sapere per cosa ti batti e cosa sei disposto a rischiare.
DHIT: In “From Weh Day” critichi gli artisti che, secondo il tuo punto di vista, possono guadagnare un posto nelle classifiche attraverso investimenti economici piuttosto che grazie alle proprie capacità. In “Rotation”, invece, chiedi ai DJ di dare più spazio al reggae nelle loro selezioni. Quindi, secondo te, dove si costruisce davvero oggi il successo di una canzone: attraverso i budget di marketing o attraverso la strada? I sound system hanno ancora il potere di lanciare i nuovi successi, o sono diventati una realtà di nicchia?
Kabaka Pyramid: Non penso che ci sia una sola risposta. Sono tutte dinamiche che si alimentano a vicenda. Una cosa è certa: il reggae non è musica da social media. Deve essere vissuto e assimilato, ballato, ecc.
In questo momento è la viralità a determinare la popolarità. I fan stanno decidendo le scalette dei selector, almeno quelli più influenti. Molti selector nei mercati di nicchia suonano ancora musica nuova e spingono le generazioni di artisti più giovani, ma spesso sono ancora molto distanti rispetto al sound e alle vibrazioni, quindi rimangono fermi solo su ciò che conoscono, che è di tendenza. La dancehall music oggi è più virale, quindi suonano quella.
DHIT: L’industria della musica dal vivo è sempre più dominata da grandi promoter e produzioni su larga scala. Questo crea nuove opportunità, ma può anche creare distanza dai promoter indipendenti e dalla scena grassroots. Come pensi che evolverà questo equilibrio e cosa succede alla musica giamaicana se le grandi arene diventano il principale percorso verso un pubblico internazionale?
Kabaka Pyramid: Gli artisti che si trovano in fasi diverse della loro carriera hanno bisogno di opportunità diverse. I promoter grassroots sono essenziali per gli artisti emergenti e anche per i veterani che magari non sono più al loro apice o che non riescono generare grandi vendite di biglietti. Penso che tutti gli artisti vogliano continuare a crescere e, a un certo punto, superi le dimensioni di determinati locali e anche la portata e il budget di marketing di alcuni promoter. È naturale, e il touring dovrebbe essere visto come un sistema di progressione da un livello a quello successivo. Se un artista è in grado di riempire un’arena, allora che lo faccia. Se Live Nation ti offre un door deal in un locale da 300 persone e un promoter grassroots ti offre 2.000 dollari per un locale da 200 persone, allora scegli il promoter che ha il polso della comunità e non la mailing list inviata dal livello più basso di una grande azienda. Se con il passare degli anni il tuo modello funziona, probabilmente andrai a crescere, andando oltre quel locale o quel promoter. Un level up naturale, senza alcun rancore.
DHIT: Se 15 anni fa Rebel Music significava sfidare il sistema, qual è oggi il "nemico" contro cui senti di voler combattere?
Kabaka Pyramid: Il sistema di controllo mentale attraverso i dispositivi “smart”, che raccolgono e sfruttano i nostri dati per alimentare l’IA. Ci sono entità demoniache che combattono per conquistare lo spazio delle nostre anime e vogliono tenerci intrappolati in un ciclo di fallimento, impedendoci di evolvere verso qualcosa di superiore. Questa è una guerra spirituale. È una cosa molto seria.
Si ringrazia Kabaka Pyramid per la disponibilità e il tempo dedicato a questa intervista
(Foto di copertina: Kabaka official website presskit)
Intervista realizzata da: Wildcat per Dhit Magazine
Courtesy of Destine Media, Bebble Rock